Cecco Rivolta 2000-2010

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Italo Calvino, Le città invisibili, 1972

 
 
Era una piacevole serata di primavera, in quattro, acquattati in un grande prato con l’erba alta, su una collina alla periferia di Firenze, circondati dalle lucciole, guardavamo in silenzio una cascina abbandonata. Nella nostra testa di coglionissimi ventenni, giravano sordi mesi e mesi di discussioni, chiacchiere e sogni. il sogno era vivere da supereroi, perchè era così che ci sentivamo. Batman aveva la sua tana sotto Gotam-City, Diabolik i suoi mille rifugi e anche noi avevamo bisogno di un posto così. Era la primavera del 2000. Il nuovo millennio era arrivato, fra mille allarmismi di bug assassini e improbabili fini del mondo. Qulacosa nell’aria  che respiravamo, nelle lucine a intermittenza che costellavano il prato ci stava suggerendo che presto, qualcosa sarebbe cambiato veramente. Quel qualcosa erano le nostre vite. Di li a poco quella casa diventò la nostra casa, come il condensarsi di una ferrea volontà, di un desiderio collettivo; una bolla di irrealtà separava quello spazio dal resto del mondo. decidemmo di chiamare quella bolla Cecco Rivolta.
Mentre scrivo queste poche righe, sono passati dieci anni da quello strano giorno, nel frattempo, ne è passata di acqua sotto i ponti e molti ricordi hanno i contorni sfocati come vecchie foto abbandonate in un cassetto, ma quel ricordo è nitido e potente come quando l’ho vissuto, come scolpito per sempre nella mia memoria. Poco prima di entrare al Cecco, passavamo il tempo leggendo Heidegger ed i situazionisti. Per questo tutti sapevamo che l’essere è divenire, che nulla sfugge alla trasformazione, che nulla è eterno e che tutto si trasforma. Lo sapevamo bene allora e lo sappiamo anche ora, che siamo più maturi, più saggi, più soli e più mortali. In dieci anni infatti è cambiato tutto. Siamo cambiati noi, è cambiata la società, sono cambiati i nostri rapporti e le persone che frequentiamo, i nostri modi di pensare e di agire; siamo stati anarchici, comunisti, autonomi, artisti, indiani metropolitani, mediattivisti, teatranti, sindacalisti, rifugiati e ribelli, siamo stati tutto questo e molto altro, per ritrovarci ad essere semplicemente noi. Abbiamo vissuto la grande onda no-global, cavalcandola con tutte le nostre energie, fin dentro alla sua risacca, nel sangue di Genova 2001. Ci siamo rialzati e abbiamo fatto il possibile per rimanere in piedi, abbiamo fatto il possibile per non appendere la nostra mantellina ad un chiodo. Una fatica immane affrontata giorno per giorno nel tentavo di far coincidere la nostra immagine a quello che siamo veramente, per trovare noi stessi. Sempre un pò di più e un pò di meno delle categorie che il mondo ci proponeva, sempre un pò più liquidi della rigidità che ci volevano imporre, sempre pronti a mettersi in discussione, per affrontare il cambiamento, per tenergli testa, senza perdersi nella tempesta del presente.
Questa guerra dell’essere, questo feroce attraversamento della nostra giovinezza ci ha segnato tutti; cicatrici diverse di diversa intensità in momenti diversi, ma tutte sotto lo stesso cielo, quello del Cecco Rivolta.
Per dieci anni, le mura di casa hanno assorbito mute tutti questi cambiamenti, ma ci sono sempre state. Hanno visto passare di tutto, gente felice e gente devastata dal dolore, persone tanto diverse che a fatica riusciresti a catalogare sotto la stessa specie. Persone di tutte le nazionalità e di tutti gli intenti, dai profeti agli imbecilli, i forti e i deboli, gli audaci e i nevrotici. Ha visto trasformare gli amici in nemici e viceversa, ha visto la scala dei valori smontata e poi ricomposta in un ordine nuovo almeno mille volte e tutte le volte l’ha accettata non perchè era meglio o peggio di quella precedente ma semplicemente perchè era nostra, perchè era autentica.Ripenso a tutti quelli che sono stati anche solo un ora sotto il suo tetto, a tutti quelli che ci hanno sputato il sangue dal primo all’ultimo giorno, a coloro che hanno sacrificato la loro stramaledetta vita privata per condividerla con dei perfetti estranei, a quell che hanno lasciato un pezzettino di se, attaccando anche solo un inutile adesivo o una fotografia sul muro. Tutte queste facce si confondono fra loro e la mia mente ormai tarlata dalle canne le distingue a fatica, ibridate fra loro come magma incandescente e vivo, ma il Cecco Rivolta se le ricorda tutte, se le porta dentro.
Adesso a dieci anni di distanza sono solo sullo stesso prato. Sono tutti in casa, a combattere ai fornelli, svaccati a guardare la partita, intenti a scrivere mail o semplicemente a dormire. L’erba non è alta come allora, il contadino l’ha già tagliata, lasciando solo un ciuffo a forma di ferita con una sedia sudicia e rotta nel centro. Poggio il mio culo stanco al centro della ferita. Io sono la cicatrice. La casa è un pò diversa, ci sono le luci accese e la vita vissuta ne ha cambiato i contorni, ma le lucciole tutto intorno ci sono ancora, un pò meno forse, un pò meno in forma, ma ci sono. Sono loro la magia che mi ricorda che tutto questo è un qualcosa di vivo, di bello, di nostro. Un giorno sicuramente tutto questo cesserà di esistere, magari ce ne andremo a vivere le nostre rispettive solitudini in altri posti meno ingombranti o semplicemente raderanno tutto al suolo per costruirci un fottuto condominio pieno di gente che non si conosce; e magari comincerà un’altra storia. 
Mentre ci penso, gli occhi non riescono a contenere le lacrime e mi rivedo vecchio e marcio a guardare un’isola che non esiste più, da archiviare insieme alle altre mille cose perse per sempre lungo questa bigia esistenza. Di sicuro, quando arriveranno con le loro ruspe e butteranno giù tutto, qui sotto troveranno un cuore pulsante, carico di sangue e vita vera, una vita che la maggior parte delle persone non sa neanche cos’è, e quel cuore pulserà all’unisono dentro i nostri corpi scassati dal tempo, ricordandoci che tutto questo è stato nostro e lo sarà per sempre.
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7 risposte a Cecco Rivolta 2000-2010

  1. Pingback: Kahlua Drink

  2. pinke scrive:

    un vecchio post ritrovato nella polvere.. (ed eran solo 7..)

    http://robo.noblogs.org/post/2007/08/01/7-anni

  3. Pingback: flyk3r

  4. semascus scrive:

    memoria e consapevolezza fanno il rispetto e il rispetto paga sempre
    guardiamo avanti, che diventi ancora altro, che il cecco viva e cresca, avanti il prossimo…

    grazie vlad

  5. flyk3r scrive:

    YO!

  6. jp scrive:

    .. agli spiriti liberi ovunque e da nessuna parte..
    lunga vita al cecco
    jp

  7. cape scrive:

    con il cecco nel cuore….

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